
INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL CONSORZIO Pavan: «Il territorio non può investire oltre» «Non ci sono più spazi per nuovi interventi economici Sarà un miracolo riuscire a mantenere i corsi attuali» |
| | Domenica 8 Novembre 2009, | Presidente Pavan lUniversità a Pordenone rischia di essere penalizzata al punto da chiudere i battenti? «Forse chiudere i battenti è eccessivo, ma senza dubbio ci sono serie preoccupazioni. Per questanno accademico abbiamo messo in sicurezza tutti i corsi, fatto salvo quello che Trieste ha deciso di chiudere relativo al Scienze sociali, ma quello che crea apprensione è il futuro». Nessuno ha la sfera di cristallo, ma lei punterebbe sul futuro dellUniversità a Pordenone. «Il Consorzio, ma lintero territorio, dalle imprese alle Istituzioni hanno già puntato da tanto tempo sullUniversità e si sono visti risultati importanti. Lo spirito che ci animava gli anni scorsi è lo stesso di oggi, solo che per una serie di fattori a cominciare dalla riforma Gelmini che ha stretto i cordoni a tutti gli Atenei arrivando sino al momento economico non certo favorevole, è necessario, almeno per ora, rivedere gli obiettivi». Cosa intende per "rivedere gli obiettivi"? «Semplicemente che con quanto sta accadendo non è pensabile ritenere di ampliare lofferta formativa del Consorzio. Cè la necessità di fare quadrato tutti insieme per mantenere quello che abbiamo anche per il futuro». Ce la faremo? «Mettiamola così. Non sarà facile, anzi, sarà quasi un miracolo riuscirci. Però i miracoli possono anche avverarsi e noi, se saremo uniti e agiremo in piena e stretta sintonia come abbiamo fatto sino ad ora, sono sicuro che ce la faremo». Il territorio ha dato tanto per avere lUniversità in termini economici. Praticamente i corsi vengono pagati in toto agli Atenei di Udine e Trieste oltre alle spese di gestione degli immobili. È possibile, secondo lei, fare ulteriori sforzi? «Direi proprio di no. Onestamente, visti anche i tempi, non credo proprio che il Consorzio e tutti i soggetti, privati e pubblici che hanno sempre aiutato in maniera sostanziosa e sostanziale lUniversità, possano fare economicamente di più. Abbiamo coinvolto i Comuni in modo che si sentano parte attiva di questo progetto, ma anche gli Enti Locali hanno i bilanci ingessati e non hanno disponibilità economiche. No, di più non possiamo proprio fare». Se sarà proprio necessario il Consorzio cosa è disposto a sacrificare tra lofferta formativa che ora viene fornita? «Nulla. I corsi che si stanno facendo sono quelli che ha chiesto il territorio e sono quelli che servono al territorio. Li difenderemo tutti, sino in fondo. Anche perchè la realtà poi insegna che non sempre accentrare un corso è una formula che funziona. Lo sanno a Trieste: hanno chiuso Scienze dei Servizi sociali a Pordenone, ma le nuove immatricolazioni nel capoluogo regionale sono dimezzate. Pordenone vuole lUniversità, ma lUniversità a Pordenone serve anche ai due atenei». ldf © riproduzione riservata
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