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DIARIO
C’era una volta il calcio di Boninsegna

Venerd́ 12 Giugno 2009,
12 giugno
      L’appuntamento, anche se si parla di pallone, è a teatro: alle 20,30 di oggi, al Don Bosco di Schio. D’altra parte, "bisogna" incontrarsi a teatro per conoscere un libro che si intitola "La coca-cola di Boninsegna". Sì, proprio la partita di Coppa dei Campioni edizione 1971-’72 Borussia Mönchengladbach-Inter, vinta 7-1 dai tedeschi, ma poi annullata e fatta ripetere a causa della lattina che tramortì il centravanti nerazzurro Roberto Boninsegna, classe 1943, da Mantova. Chi ricorda sa che nemmeno è lecito presentare un’opera del genere fuori da un palcoscenico, perché argomento di questo volume, redatto dalla penna del giornalista e scrittore scledense Stefano Tomasoni, 48 anni, per essere edito da Limina, è il calcio. Anzi, il "vero" calcio: quello che, intessuto di passioni e adorno di mitologie, oggi è quasi scomparso, brutalmente adulterato dai virus commerciali e mediatici di un ottuso business televisivo.
      "Vero calcio" significa drammi, significa intrecci fra primattori e comparse, significa pulsazioni fuori controllo giù in platea. Tutte componenti essenziali nella storia che Tomasoni è andato a ricostruire, pronto oggi a presentarla con due compaesani di cui andare fiero. Uno è il portiere del Vicenza Adriano "Baffo" Bardin che, nonostante abbia 64 anni, non si può, anzi, non si deve, chiamare "ex", sempre per questioni di vero calcio legate a una carriera tutta marchiata "Lanerossi", tutta maglie nere impregnate di segatura, tutta spericolate uscite basse su uomini in fuga, oltre a occasionali palloni raccattati in fondo al sacco con un filo di tristezza in più del semplice professionista. L’altra spalla di Tomasoni è Marino Smiderle, giornalista, nonché "interista" della razza più rara, in quanto accompagna alla tipica visceralità del tifoso nerazzurro un palato esigente, ma immune dalla nota spocchia di certi suoi sodali.
      Una volta detto dei protagonisti, lo spettacolo, anzi, il "racconto", è assicurato, con i suoi capitoli in cui dilungarsi, come nei bei filò di una volta, fra la radiocronaca di Enrico Ameri da Mönchengladbach, il minuzioso ricorso presentato dall’avvocato Peppino Prisco all’Uefa, il 4-2 centrato dall’Inter a San Siro, e le infinite prodezze del collega di Bardin, Ivano Bordon, nel ritorno finito a reti inviolate sul neutro di Berlino. Sì, vero calcio.
      Stefano Ferrio