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Il Comitato: «Il Bim
sia una municipalizzata
È inconcepibile monetizzare
un servizio indispensabile
com’è quello idrico»

Sabato 25 Aprile 2009,
Al motto "Acqua bene comune" parte da oggi la raccolta di firme avviata da Cai, associazioni ambientaliste e culturali, bacini di pesca, Centro internazionale civiltà dell’acqua, Diocesi. Due gli obiettivi fondamentali di questa trentina di sodalizi: far riconoscere agli enti lo status di bene comune all’acqua e trasformare il Bim in azienda municipalizzata affinché gestisca pubblicamente un servizio che non è discrezionale.
      Ma forte è anche un’altra richiesta, rivolta alla Regione. E cioè che non vengano accolte le 28 nuove domande (23 di soggetti privati, 5 di Comuni) di realizzare altrettante centrali. «Istanze improponibili - ha sottolineato Valter Bonan, portavoce del Comitato acqua bene comune - se si pensa a quanto grande è il deficit idrico nel bacino del Piave».
      E proprio per il Piave, uno dei fiumi più artificializzati d’Europa, il Comitato chiede «la revisione del bilancio idrico e l’attuazione degli obblighi di vigilanza, misura e monitoraggio continuativi sugli aspetti quantitativi e qualitativi dei rilasci e dei deflussi vitali».
      Alla presentazione del progetto, ieri nella sede del Centro servizi per il volontariato, oltre a Bonan erano presenti anche Roberto De Rocco per il Cai, Adriano Zampol per le associazioni ambientaliste e Ferruccio De poi ed Enrico D’Isep per gli 11 bacini di pesca provinciali. «I fiumi - hanno sottolineato coralmente - sono ecosistemi essenziali alla vita e in quanto tali vanno difesi e governati in modo sostenibile e solidale attraverso processi partecipativi».
      Varie le altre istanze presentate dal movimento. «Vanno messe in discussione le grandi storiche concessioni idroelettriche scadute da tempo nonché fortemente sovradimensionate. Vanno poi trasferiti alla Provincia i canoni e la gestione integrata del demanio idrico ed eleminate le deroghe al rispetto del deflusso minimo vitale come indicate nel Piano regionale tutela delle acque».
      Attenzione viene prestata anche ai laghi, per i quali viene richiesto un livello minimo d’invaso. «Non possono essere considerati come delle spugne - è stato sottolineato - da spremere a seconda delle esigenze della pianura senza tenere in considerazione le devastazioni degli ecosistemi che ne derivano sia a monte che a valle».
      La petizione chiede inoltre di dare piena attuazione al diritto di accesso agli atti, consultazione e partecipazione dei cittadini e delle comunità locali nelle scelte di gestione e pianificazione dell’acqua e di riconoscere negli statuti degli enti locali il diritto umano all’acqua e il suo status di bene comune.
      E ancora, tornando a far riferimento al Bim, il Comitato desidera che venga confermato il principio della proprietà e della gestione pubblica del servizio idrico integrato quale servizio locale privo di rilevanza economica in quanto realtà pubblica essenziale». Come a dire che il Bim deve diventare azienda municipalizzata, tralasciando completamente ogni forma di monetizzazione dell’acqua.
      La petizione-azione, caratterizzata anche da serate e manifestazioni a tema (sito internet www.acquabenecomunebelluno.info), partirà oggi. E si concluderà il 9 ottobre, ricorrenza del disastro del Vajont. «Un dramma che evidentemente non ha insegnato ai bellunesi nulla - ha commentato Bonan -, dato lo stato pietoso in cui si ritrovano i nostri corsi d’acqua». Le sottoscrizioni verranno consegnate a Provincia di Belluno e Regione Veneto.
      Raffaella Gabrieli