HomePage


Lo Sceriffo vuole
più giovani nostrani
Ma nelle scuole
gli studenti stranieri
sono già oltre 16mila

Domenica 15 Febbraio 2009,
Microfono in mano, altoparlanti che sparano a mille, voce stentorea e un monito: «Ora festeggiate, mangiate e bevete ma questa sera ognuno faccia il proprio dovere: ho bisogno di tanti bambini di razza Piave». Il vice sindaco Giancarlo Gentilini arringa così la piccola folla che assiste all’inaugurazione della "nuova" strada di San Vitale. Qualcuno applaude, altri sorridono, altri ancora annuiscono convinti di fronte ad un buon consiglio. Del resto è San Valentino: quale occasione migliore per mettere in pratica gli ordini dello Sceriffo?
      Non è la prima che volta che Gentilini esorta i trevigiani a "fare il loro dovere", lo aveva già fatto anche davanti ai falò del Panevin: prima il divertimento, poi il "dovere". Ora ritorna sul concetto con maggiore verve.
      «Questa mattina (ieri ndr) - ha continuato di fronte al suo pubblico sempre più divertito - ho fatto un giro tra le bancarelle del mercato. Mi sono fermato davanti a quella del formaggio, dove ho raccomandato la signora dietro al bancone di caricare qualche etto in più su quello che vendeva, questa sera tutti avranno bisogno di energia...». E giù la classica, sonora, risata. Genty, insomma, confida molto nelle capacità afrodisiache del latteria o dello stravecchio nostrano. Lo indica quasi come ultimo baluardo di fronte al continuo aumento di stranieri. Del resto le scuole trevigiane si riempiono di bambini con genitori nati fuori dai confini italiani, si mescolano culture e identità. Secondo l’Anolf Cisl gli studenti stranieri sono 16mila, circa il 12 per cento della popolazione studentesca, pari a circa 800 classi. E il loro numero aumenta. Ma per Gentilini il dato che conta è un altro: le famiglie straniere sono sempre più prolifiche, quelle italiane sempre meno. E questo non lo può proprio sopportare. Temendo, in un lontano futuro, di vedere i trevigiani doc in netta minoranza, non perde quindi occasione per spronare i suoi concittadini a darsi da fare.
      «La razza che deve comandare questo territorio - ha poi rincarato mentre attorno impazzava ormai il buffet - deve essere la nostra, quella Piave e quindi bisogna fare più bambini. Non è una questione di razzismo, quello non c’entra niente. Ma dico ai miei cittadini e ai giovani: fate bambini su bambini». E la crisi, le difficoltà economiche, l’incertezza per il futuro non devono essere motivo per mettere in secondo piano l’idea di un figlio: «Non fatevi intimorire da chi dipinge scenari cupi, da chi parla di crisi pesante, non credete a chi dice che stiamo crollando - tuona al microfono - Continuate a vivere come sempre, a spendere e a stare tranquilli». E, ovviamente, a fare oguno il "proprio dovere".
      Paolo Calia