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Venezia in catene, quando restammo bloccati in laguna

Mercoledì 4 Febbraio 2009,
VENEZIA - Un periodo poco conosciuto se non quasi dimenticato quello del duro inverno del 1813 a Venezia. Freddo, fame, tifo. Una città occupata dall’esercito francese di Napoleone, assediata per terra e per mare dagli eserciti austriaci e i veneziani a subirne le tragiche conseguenze. Pier-Angelo Piccolo, imprenditore veneziano, anzi “mercante” come ama definirsi, ci racconta tutto questo nel libro “Venezia in catene. Quando restammo bloccati in laguna: inverno 1813-1814” (Editoria Universitaria).
      Introdotto da Silvio Casagrande, ha presentato il volumetto, Leopoldo Pietragnoli, giornalista, appassionato di storia, che nel suo dotto intervento ha definito il libro “interessante, denso, lo si legge con gusto; un intreccio continuo, un gioco insistente di rimandi; c’è sempre un’interazione tra i personaggi e la città in un gioco che inserisce persone di oggi come Cesare Scarpa, Severino Benetelli, don Antonio”. Diciotto racconti ognuno con la sua struttura, legati però da una trama unica; una grande varietà di registri di scrittura, dall’allegro al tragico, e un finale che lascia insoddisfatta una curiosità: dove è finito Pompeo il protagonista del romanzo?” Il libro, che ha avuto una gestazione di quasi vent’anni, ripropone quel momento storico poco trattato. “Tutte le vicende narrate sono realmente accadute e i nomi e i fatti documentati” ci avverte Piccolo, il quale si è limitato a inventare le relazioni familiari del protagonista Pompeo, nome di colui che ha scritto il diario dell’assedio e dal quale è stato tratto il romanzo. Dal diario emerge quanto i veneziani, nonostante la tragicità del momento, continuassero a divertirsi, a mascherarsi, a condurre una vita godereccia.
      “Il carattere dei veneziani è orgoglioso, spregiudicato, religioso e libertino, a volte irresponsabile, altre geniale” scrive nell’introduzione l’autore, che lancia un’idea: “Ci stiamo avvicinando al 2013, a duecento anni da quegli accadimenti, bisognerebbe ricordare l’evento ufficialmente. Il mondo è cambiato ma la mentalità è sempre la stessa. Anche oggi, stiamo attraversando una brutta crisi, vera o inventata, chissà, eppure ristoranti, piste da sci e altri luoghi di divertimento sono molto frequentati” ha concluso perplesso.
      Maria Teresa Secondi